Recensioni amatoriali di un cine-bulimico
Italia 2006, di Nanni Moretti
Uno dei film più attesi dell’anno è riuscito ad uscire in un momento critico come i giorni precedenti alle elezioni. Ho sentito molte opinioni, a prescindere dalle qualità tecniche del film: non dice nulla di nuovo su di Lui, non è abbastanza su di Lui. Probabilmente c’è chi voleva un attacco più alla Moore: distruttivo, pesante, fazioso. Non che Moretti non sia di parte, lo dimostra il suo impegno nei girotondi e nelle manifestazioni, nella vita politica. Ma il suo Caimano comunque non ci va leggero, anzi. Soprattutto mette sul piatto tre temi molto interessanti e poco trattati dai vari documentari d’inchiesta (“Citizen Berlusconi” oppure “Quando c’era Silvio”). Il primo è che Berlusconi ce lo siamo voluti noi tutti, sinistra e destra, gli abbiamo permesso di fare quello che ha fatto, il berlusconismo è un fenomeno sociale, ci abbiamo convissuto: tanto vale cercare di capirlo. Il secondo tema fondamentale è che bisogna smetterla con lo sfottò, col trapianto, la bandana, le gaffe e i tacchi. La situazione è drammaticamente seria e bisogna prenderne atto, è necessario muoversi, fare qualcosa, darsi da fare. Anche chi non ha interesse, chi è apolitico, chi era berlusconiano. Quest’uomo non è un pagliaccio, è un enorme pericolo, una minaccia e deve essere fermato. Infine, argomento più importante: cosa succederà quando finalmente verrà detronizzato e magari giustamente condannato (notare che nel film Moretti gli fa prendere il minimo, 7 anni, non potrebbe prendere meno di Previti, ma non ne prende nemmeno uno in più)? C’è chi ingenuamente si aspetta che farà come Craxi, si autoesilierà sdegnato in qualche luogo di lusso. Ma siamo sicuri che sarà così? In Italia, oggi, c’è un clima così teso che non è insensato pensare che, proprio all’indomani di una sua sconfitta, Berlusconi potrebbe scatenare un vero pandemonio. Quasi ad aver paura di una sua eventuale sconfitta. Moretti lascia il finale piuttosto aperto. Alcuni con cui l’ho visto l’hanno interpretato come l’immaginazione stessa del Caimano, che si vede condannato ma assolto da un insurrezione popolare che se la prende coi giudici e lo difende. Altri ci hanno visto la minaccia di un colpo di stato (può sembrare un esagerazione, ma non dimentichiamo che tutti i maggiori osservatori internazionali ci paragonano all’Argentina e ad alcuni regimi sud americani). Comunque sia il problema si pone: cosa succederà dopo le elezioni? Non è scontato chiederselo.
Tutto questo Moretti lo ottiene con alcuni buoni spunti simbolici: su tutti, il regista disimpegnato e un po’ cazzone che paradossalmente si ritrova a fare un film su Berlusconi senza saperlo, dove nessuno vuole assumersi la responsabilità, è davvero geniale. La necessità di fare un film sull’uomo più potente e più discusso di Italia si sente forte (ed è esplicitata) lungo il film attraverso le figure un po’ antitetiche di Teresa e Bruno, una tenace e convinta delle sue idee, l’altro indifferente e disilluso. Bravissimi gli attori, da Orlando a Placido (fantastico il suo personaggio). Un po’ meno riuscito il subplot sulla relazione in disfacimento tra la Buy e Orlando, poco incisivo e banalotto, così come l’inutilissima divagazione sull’omosessualità di Teresa (ekkissenefrega?!).
Comunque sia, che vi piaccia o no Moretti come regista (non ne ho parlato volutamente) è un film da vedere, da diffondere.
Voto:
